Come funziona la fotocopiatrice?

Origini e storia della fotocopiatrice e il suo funzionamento

fotocopiatrici funzionamentoLa fotocopiatrice o fotocopiatore se preferite, è uno strumento entrato a far parte della vita di tutti noi e a cui nessuno saprebbe rinunciare, la sua principale peculiarità è quella di riuscire a restituirci le copie dei nostri documenti.

 

Le origini di questo strumento sono lontane, la fotocopiatrice fu inventata nel 1938 da un avvocato dell’ufficio brevetti di New York, Chester Carlson che nel tempo libero si dilettava con le invenzioni. Il primo a giovare di questa invenzione, fu lo stesso creatore che per ragioni lavorative si trovava spesso costretto a eseguire la copia a mano di molti documenti, e così per alleggerire il suo lavoro si mise alla ricerca dei vari sistemi di copiatura basati sulla fotoconduttività fino ad arrivare alla creazione della prima fotocopiatrice basata sulla xerografia.

 

Carlson cercò di vendere la sua invenzione a diverse aziende ma visto che la sua scoperta non era ancora, del tutto perfezionata non ottenne molto successo, la diffusione della fotocopiatrice e la sua fama crebbero a partire dal 1949 quando l’azienda Xerox la introdusse nei propri uffici attribuendogli però il nome modello A, il successo fu tale che poco dopo il nome Xerox fu per indicare la fotocopiatrice, anche su alcuni dizionari.

 

Dagli anni ’90 in poi il processo di stampa xerografico fu sostituito da un sistema a scansione che prevedeva la successiva stampa a getto d’inchiostro.

 

Il funzionamento di una fotocopiatrice si articola in diversi passaggi, come prima cosa avviene il caricamento: attraverso un filo o un rullo di carta ad alto voltaggio, viene caricata sulla superficie di un tamburo una carica elettrostatica.

 

In seguito avviene l’esposizione; meccanismo che sfrutta una lampada per illuminare il documento originale che si riflette sulla superficie del tamburo fotoconduttivo. A essere illuminato è pero solo una parte del tamburo, l’altra parte rimane non illuminata facendo in modo che si creino delle cariche positive e delle cariche negative che danno vita a un’immagine elettrica del documento che rimane momentaneamente latente sul tamburo, fino a quando non subentra la fase dello sviluppo, in cui il toner, che ha carica positiva, viene attratto dal tamburo ed avviene il trasferimento dell’immagine che dalla superficie del tamburo viene a essere trasferita su carta con l’utilizzo del toner.

 

Quest’ultima fase diviene possibile sfruttando la fase di fusione che si attiva grazie all’aiuto di due rulli che permettono al toner di essere traferito sulla carta, carta che passa attraverso questi due rulli.

 

Infine nella fase di pulizia il tamburo viene pulito grazie ad una lama di gomma che lo raschia, così il rullo scaricata, la luce in precedenza assorbita dalla lampada e il processo ricomincia da capo.

 

Questo procedimento basato su cariche negative e positive avviene con una certa velocità ed ovviamentemaggiore è la velocità della fotocopiatrice nell’eseguire questo procedimento, minore sarà il tempo che impiegherete per fotocopiare i vostri documenti.

 

La velocità è misurata in copie al minuto (cpm), in pagine al minuto (ppm) o anche in output al minuto (opm), in realtà questi termini pur essendo diversi tra loro ci indicano la stessa cosa, ovvero il numero di pagine stampate al minuto, anche se avete acquistato una delle macchine più veloci esistenti sul mercato, nel momento un cui fotocopierete documenti di una certa complessità grafica, noterete qualche rallentamento ma questo è normale.

 

Le aziende solitamente utilizzano dei segmenti per indicare la velocità di copia, il segmento 1 indica che la macchina procede a circa 15- 20 ppm ed è il segmento più basso che trovate in commercio, mentre quello più alto, il segmento 6, può arrivare fino a 91 ppm.

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